di - 10 aprile 2018

Globalizzazione alla Ferraris

Che cos’è la globalizzazione? Mercato esteso a tutto il mondo. Dopo la caduta del Muro di Berlino (Novembre 1989) si viene a realizzare una situazione nella quale un unico sistema economico insiste sul Pianeta. Cos’è un sistema economico? È il complesso delle attività produttive e del consumo che sono preposte alla ratificazione della domanda e dell’offerta. In sostanza: il sistema economico è il tipo di complessità (a livello di struttura – direbbe Marx) che reggi poi la politica di un paese.

Prima del 1989 c’erano due sistemi economici: il sistema a economia centralmente pianificata dall’alto (sistema del socialismo reale) e il sistema economico capitalistico (statunitense). Dopo il 1989 c’è un unico sistema economico nel Pianeta. E tutti i Paesi del mondo tendono a esso. Anche l’Africa, anche il Sud America, anche l’Asia. Si chiama Globalizzazione. Globalizzazione perché il Pianeta è interamente permeato da logiche di tipo identitario e localizzate che sono globali. Se batte le ali una farfalla a Tokyo ne risente la Borsa di Milano. Dunque tutto è interrelato da Reti (il World Wide Web è una di esse) e tutto è sorretto da architetture virtuali di tipo economico, della comunicazione (a livello di scambi simbolici) e dell’informatica (a livello del brand Microsoft).

Oggi, 2018, come stanno le cose? Stanno nella maniera seguente: un giovane filosofo italiano, Maurizio Ferraris nel 2012 ha pubblicato Il Manifesto del Nuovo Realismo. In questo fondamentale testo (che ha fatto scuola) si dice che esiste una realtà inemendabile che non può essere cancellata. Nel caso della globalizzazione qual è questa realtà? Il profitto che ogni Imprenditore (di aziende un tempo nazionali, oggi Multinazionali e Transnazionali – ovvero che secano il concetto di Stato-Nazione) è sempre la cifra inemendabile del capitalismo. Non c’è Imprenditore (nemmeno Mr. McDonald’s) che non voglia realizzare un profitto. Questo profitto è inemendabile. Ma come realizzare questo profitto? Attraverso una vendita (così per Armani come per Trussardi) che è globale: Roberto Cavalli vende i suoi prodotti a Singapore tanto quanto a Nairobi. Quindi la vendita è globale e il profitto si realizza sempre in uno Stato-Nazione – che poi non è nemmeno quello nel quale si pagano le tasse. A questo punto il Signor Donald Trump, detto Questo qui c’ha pure li sordi, il Signor Donald Trump che fa? Mette i dazi (linee di confine) alla Cina, sull’alluminio e sull’acciaio. Restringendo così questa globalizzazione alla Ferraris a tutti i territori del Pianeta meno che alla Cina. Il mercato non è esteso più a tutto il Pianeta.

L’atto finale di questa nuova globalizzazione è l’emergere di nuove sacche di solidità: Matteo Renzi ha dimostrato che si può fare una politica, in Italia, di tipo nuovo non dimenticando affatto i valori fondanti del centro-sinistra. Quindi che tipo di globalizzazione alla Ferraris abbiamo di fronte? Un mercato esteso a tutto il mondo nel quale emergono tracce di solidità e nel quale si possono formare territori (biopolitici) nuovi nei quali e all’interno dei quali emergono delle nuove realtà.

Siamo nell’epoca del tutto è possibile ma anche nell’epoca della eterna divisione tra chi è on line e chi è off line. Ma connessi rispetto a cosa? Rispetto a dinamiche che adesso non ci sembrano più sfuggire di mano. Non sta per rinascere l’URSS, no. Sta per rinascere un nuovo tipo di panorama: un panorama nel quale fare affari e realizzare profitti non è più così tanto caotico. Bentornato Ferraris; Bentornata Realtà.