di - 23 maggio 2018

Athos Bigongiali, Johnny degli angeli, Mds editore, Pisa 2018, pag 132, 12,00 euro

“Era la sera del Venerdì Santo del 1958 quando il poliziotto, che per primo entrò nella camera da letto della diva del cinema Lana Turner, vedendo il corpo di Johnny Stompanato, accasciato a terra, esclamò: Dorme come un angioletto”. Inizia così Johnny degli angeli, l’ultimo lavoro letterario dell’autore pisano Athos Bigongiali (Veglia irlandese, Una città proletaria) edito da MdS Editore. Il romanzo, ambientato negli anni d’oro di Hollywood, rievoca uno scandalo che più di mezzo secolo fa sconvolse l’opinione pubblica internazionale e che vide protagonisti la stella Lana Turner, il suo giovane amante, l’italo-americano Johnny Stompanato, e la figlioletta di lei, allora appena quattordicenne, Cheryl Crane. Il processo, che seguì, dichiaro colpevole la figlia adolescente della Turner, Cherly. Stando alle carte, Cherly, allarmata dalle grida della madre, a seguito di un ennesimo violento litigio, corse in suo soccorso e con un coltello da cucinala colpì mortalmente al ventre Stompanato.

È dal finale di questa pagina di cronaca nera, nella quale alcuni dissero che Lana Turner aveva interpretato la miglior parte di tutta la sua carriera, che la storia di Athos Bigongiali inizia a dipanarsi, restituendo voce all’unico personaggio che in tutta questo trambusto non ebbe modo di farsi sentire. Non è però la verità processuale quella che interessa a Bigongiali, la storia ha fatto il suo corso; ma questo non significa che sia troppo tardi per restituire un po’ di umanità all’unico che da questo fattaccio ne uscì davvero male. Se è vero che anche i morti possono parlare, questa ne è la prova. Perché è esattamente questo ciò che e fa l’autore con Johnny Stompanato, il morto, il reietto, il mezzo criminale al soldo del boss del gioco d’azzardo Mickey Cohen, l’unico di cui nessuno si preoccupò mai.

È la voce di Johnny a costituire il cuore pulsante di tutto romanzo, è il suo flusso di coscienza, nelle poche tragiche ore che lo separano dalla morte, tra ricordi, sogni e visioni, a rivelare a noi lettori qualcosa in più sulla verità di un uomo che la società perbenista dell’epoca non esitò a etichettare come un rifiuto della società. Se per molti Stompanato non è stato altro che un mezzo delinquente, violento e aggressivo, in questa storia è prima di tutto un uomo. E nell’uomo non esiste nessuna divisione manichea tra bene e male, tra ciò che è giusto e ciò che è sbagliato. È questa consapevolezza a muovere l’autore: nessun giudizio morale, nessuna sentenza definitiva, ma la parabola esistenziale di un giovane di belle speranze che, vicinissimo al coronamento del suo “american dream”, perse tutto, anche la sua dignità.

Le strade dei sogni sono sempre lunghe e non è detto che l’arrivo mantenga le promesse attese, non è stato certo così per Jonny Stompanato, il cui percorso è tratteggiato con notevole felicità narrativa, attraverso una prosa e uno stile capaci di evocare le luci e le ombre del mondo dorato di Hollywood, con le sue stelle, gli hotel di lusso e le cene eleganti. È questo mondo a fare da sfondo a un romanzo denso e fulmineo, in cui si respira tanta America e tanta narrativa americana, la California descritta dalla Beat Generation (Kerouac) e Steinbeck e ancora la Los Angeles di John Fante e Charles Bukowski. Un mondo reale e allo stesso effimero, affascinante e distruttivo, dalle cui pieghe emerge il volto di un uomo che, avvicinatosi troppo a un sogno, rimase sconfitto dalla vita.