di - 22 ottobre 2018

I soldi della Lega

Che cos’è davvero la Lega? La regola di Giovanni Falcone è l’unica possibile: follow the money, segui il denaro. E così ha fatto la Procura di Genova, che all’inizio del luglio scorso ha chiesto all’autorità giudiziaria di estendere il blocco dei fondi della Lega Nord anche ai denari in arrivo in futuro, e la Cassazione ha accolto il ricorso presentato dalla procura genovese.

La storia dei finanziamenti alla Lega è lunga, ma anche gli altri partiti sono pagati, in ordine di rilevanza, attraverso donazioni, dalle lobby dei costruttori (che finanzia sempre in modo bipartisan), dai gestori delle reti autostradali (sempre bipartisan), da strani finanziatori lussemburghesi o svizzeri, e ancora dalle società sui pronostici e le scommesse (sempre in modo bipartisan), da finanziatori esteri di sistema e alla fine dal solito Soros (che ha finanziato fin dall’inizio e quasi completamente i radicali della “Rosa nel Pugno”). I francesi e tutti gli altri Stati esteri pagano alcuni politici italiani come se fossero dei runner delle pizzerie: ad obiettivo raggiunto. Come vengono pagati? Nei modi più fantasiosi e spesso attraverso onorificenze o riconoscimenti: c’è chi diventa cavaliere della Legion d’Onore, c’è chi viene invitato in prima fila alla Clinton Foundation, come Massimo d’Alema.

Ma torniamo alla Lega: nel luglio 2017 il tribunale di Genova aveva condannato per truffa ai danni dello Stato Umberto Bossi, il tesoriere Belsito (già autista del ministro di Forza Italia Alfredo Biondi, ma anche vice-presidente di Fincantieri – quando si dice “sostegno di partito”…) tre dipendenti della Lega e due imprenditori. Il procedimento riguardava i rimborsi elettorali ricevuti dal Partito tra il 2008 e il 2010. Tra il 2009 e il 2011, secondo l’accusa, Bossi avrebbe speso 208 mila euro dai fondi del partito, mentre suo figlio, il notissimo “trota”, sarebbe arrivato a 145 mila euro. Si trattava di pagare multe per migliaia di euro, e acquistare una nuova fiammante Audi A6 (48mila euro), e impiegare 77mila euro per la laurea albanese del “trota”, ottenuta presso la università “Kriistal” di Tirana – cosa che ancora riempie di orgoglio la mia amata colf. Il “trota” lì ha conseguito il titolo di primo livello in “gestione aziendale”. Figuriamoci se arrivava alla laurea magistrale… Poi ci sono anche i 10mila euro per la rinoplastica a Sirio, l’altro figlio di Bossi, nato da un matrimonio che si ruppe quando la mamma di Sirio si accorse che l’Umberto non era laureato in medicina come diceva, e invece di andare a lavorare all’ospedale di Varese tutte le mattine, cosa che fingeva di fare, girava per le bettole lacustri a concionare sull’indipendenza della Padania.

Mentre il tesoriere Belsito si sarebbe appropriato privatamente, nello stesso periodo 2009-20012, di circa mezzo milione di euro. È poi su un conto personale di Belsito, acceso presso la sede genovese della Banca Aletti, che arriva l’ultima tranche dei rimborsi elettorali.

I consulenti nominati dal tribunale genovese sono stati particolarmente attenti, essendo essi scelti tra alcuni dei membri dell’UIF, l’Unità di Informazione Finanziaria della Banca d’Italia. E tuttavia la notitia crimins riguardava i fondi che erano stati utilizzati solo per spese personali dagli accusati Bossi e Belsito. Ma il grosso dei soldi della Lega aveva altri canali. Infatti i rimborsi elettorali (cioè soldi delle tasse degli italiani), sempre gestiti solo dal Belsito, erano andati nelle più diverse forme di investimento. L’imprenditore Bonet, per esempio, si era trovato un bonifico di 4,5 milioni di euro sul suo conto di Cipro, soldi che aveva respinto al mittente perché erano targati “Lega” e non “Belsito”, con il quale aveva già consuetudine di affari. Bonet è un finanziere che amministra diverse società e lavora con Finmeccanica, Fincantieri, Grandi Navi Veloci e altro. Bonet ha anche società che lavorano nel settore sanitario privato, altro storico canale di finanziamento universale della politica. Poi c’era Girardelli, referente finanziario di una cosca calabrese, che lavora molto anche in Vaticano, ulteriore tramite di altri investimenti per la Lega. E c’è traccia di investimenti immobiliari della Lega a Cipro, non si sa se nella parte greca o in quella turca. E poi in Tanzania (che è un paese pieno di negher, per dirla in dialetto lombardo) e nel vero Nord, in Norvegia.

La vicenda dei soldi alla Lega aveva infine portato alle dimissioni di Umberto Bossi e alla sua condanna a due anni e sei mesi. Belsito, invece, si era garantito un soggiorno nelle patrie galere più lungo: 4 anni e dieci mesi. Ma andando avanti nell’indagine, nel 2017 il Tribunale di Genova aveva deciso di procedere alla confisca di 48 milioni 968mila 617 euro, a titolo di risarcimento per tutti i rimborsi che apparivano ingiustamente utilizzati da Bossi e Belsito.

Poi il 4 settembre 2017 la procura del capoluogo ligure (dove le palanche contano molto) aveva chiesto e ottenuto il decreto per il sequestro preventivo, ma nei conti correnti della Lega si trovarono allora solo 2 milioni di euro. Mentre oggi ce ne sarebbero 3,5. Non era chiaro però se il decreto ingiuntivo riguardasse solo i fondi che già si trovavano nei conti della Lega, per arrivare a coprire le spese pazze del duo Bossi-Belsito, o anche le somme successivamente depositate. Il tribunale genovese aveva però chiarito che il procedimento si estendeva anche alle somme versate in seguito nei conti, fino al raggiungimento della cifra fatidica dei 49 milioni, ma dopo il tribunale del riesame aveva respinto la richiesta dei giudici. I PM genovesi, a quel punto, avevano presentato un ricorso in Cassazione, che si è pronunciata lo scorso 12 aprile. La Cassazione ha accolto il ricorso dei PM e ha annullato con rinvio al Riesame la sentenza sul sequestro delle somme future. Nonostante le ragguardevoli cifre il tema è comunque quello di ”ingiusto utilizzo” e nient’altro: questa è la chiave della lettura del problema da parte dei giudici liguri.

Anche se è stata aperta un’ulteriore indagine a carico di ignoti per riciclaggio sui soldi spariti dai conti diretti del Partito. L’ipotesi della Procura è che la Lega abbia cercato di nascondere i soldi per evitare che venissero confiscati, trasferendoli in Lussemburgo, l’odiato paese dell’ancora più odiato ed etilico Juncker, per poi farli rientrare in Italia. Altri soldi avrebbero fatto viaggi più brevi, tramite la Sparkasse di Bolzano.

Salvini, per uscire dall’impasse, ha pensato infine di cambiare la forma-partito, utilizzando il logo e la sigla nuovi della “Lega per Salvini premier”, il cui statuto è già stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale. Dal canto suo Bossi, che è un politico e quindi anche un umorista involontario, ha parlato di una “trappola dei Servizi” italiani… Certo, dato che Salvini è ministro dell’Interno e responsabile “funzionale” (è il testo della legge, scusatemi) del servizio interno, forse l’Umberto pensa sia una manovra di Salvini per distruggerlo. La classica patologia di tutti i leader venuti dal nulla. Hitler, Mussolini e tanti altri pensano che ci sia sempre un complotto contro di loro. Consiglio, in questo caso, il testo “Paranoia” del grande Luigi Zoja, edito nel 2011.

L’ultimo fattarello della vicenda “soldi della Lega” riguarda Daniela Cantamessa, la vecchia e fedele segretaria del Bossi Umberto che qualche giorno fa ha dichiarato che il caos economico nel partito padano è cominciato quando Roberto Maroni cominciò a dare consulenze esterne alla struttura amministrativa del partito di via Bellerio. Cantamessa ha dichiarato di aver fatto presente questi problemi al giovane Salvini e che pure lui, quindi, era perfettamente al corrente del dissanguamento economico della Lega.

Ecco le nostre osservazioni tecniche finali che sono anche le domande a cui crediamo dovrebbe rispondere Matteo Salvini.

  1. Non sono 49 milioni quelli che devono essere restituiti allo Stato, dato che solo in parte le entrate della Lega sono servite a spese irregolari. Anche con gli interessi legali, non si arriva a questa cifra. Tra l’altro la Procura di Genova non è nemmeno riuscita a quantificare esattamente l’intero importo, salvo le cifre citate a inizio articolo di quanto asportato da Bossi e Belsito.
  2. Poi, la legge sul finanziamento pubblico dei partiti prevede che tutto il denaro avuto dallo Stato serva unicamente a finanziare l’attività politica, e quindi la condanna a Bossi e Belsito ci sta tutta. Ma allora, perché queste cifre personali non risultano nella contabilità della Lega? E se la Lega dice che i ferali 49 milioni sono serviti all’attività politica, come mai non risultano in contabilità quelli asportati da Belsito e Bossi?