20 Aprile 2024
Culture Club

La fine e l’inizio (imene esistenziale)

1. Il capo, l’orlo, il bordo. Ma anche il limes degli antichi romani, il limite, la frontiera americana. Ma anche l’estremo, il confine, la cima, l’ultimo. L’eschaton. Il margine, la fine… La punta, l’orizzonte, la riva, i fini, gli scopi… Ma anche il telos, il contorno, la possibilità del limite: il limite è una possibilità! Fino a un certo punto: quel certo punto è il capo. La prua. La punta fallica. Il gradino. La figura prodiera. Il becco. La piuma. Il guardiano. Il farsi carico del fare strada… Fare la guardia, l’avanguardia, la punta della lancia. In una parola: l’imene. Quando un uomo è alla fine, quando si trova sul bordo: allora quell’uomo sa di essere alla fine ma sa anche che dopo quella fine forse non ci sarà nessun inizio. O, forse, ci sarà un altro inizio di un altro tipo.

2. Quando un uomo è sull’imene deve ancora andare avanti? Deve tornare indietro? Quale è il comportamento da tenere sul bordo? Ai margini del foglio, per esempio, ci sono altre parole? C’è la fine del foglio? C’è l’inizio della scrivania? Il contorno (un insalata) serve per completamento? È un pasto a sé stante? Prende il posto del pasto maggiore? Nell’imene come ci si comporta? Siamo sull’orlo, sull’estrema punta, nel punto dopo del quale non c’è più nulla o, meglio, non c’è più nulla di noto. La morte è uno di questi esempi. Sull’imene della vita ci si può ancora stare: magari intubati, magari segregati in un ospizio, magari in una clinica svizzera. Dopo l’imene non c’è più vita. Ma che cos’è quest’orlo, a questo punto? Nel caso della morte è l’estremo respiro della vita che tra poco non sarà più ma che comunque è ancora vita. Nel caso della morte questo margine raccoglie in sé (come in un foglio parola scritta e foglio bianco) la vita e la morte. Da una parte (ancora sull’orlo si è da questa parte) c’è ancora vita: dopo l’imene c’è solo morte. O meglio c’è qualcosa che non si conosce. Che nessuno è mai venuto, quaggiù sulla Terra, a raccontare. C’è qualcosza che potrebbe essere qualsiasi cosa ma di certo non sarà vita. Sul bordo, dunque, si raccolgono tutte le forze della vita e ci si appresta all’oltrepassamento. Intendiamoci, si può anche stare fermi sull’imene. E si è semplicemente ancora nella vita là dove la vita però finisce. Cos’è una fine?

3. Questa è l’epoca di molteplici fini: la fine del lavoro (Jeremy Rifkin), la fine dell’uomo (Micheal Foucault), la fine dello Stato-Nazione (Kenichi Ohmae), la fine della politica (Robert Kurtz), la fine delle grandi narrazioni che hanno caratterizzato la modernità (Francosi Lyotard), la fine della geografia (Paul Virilio) e la fine della storia (Francis Fukuyama) Queste molteplici fini hanno portato a qualche nuovo inizio? Là dove una cosa finisce per forza di cose inizia qualcos’altro? Interrogarsi sulla fine è la stessa cosa che interrogarsi sull’inizio. All’inizio c’era la meraviglia. Alla fine forse c’è lo sconforto. Ma non è solo questo. La fine segna il passaggio da qualcosa (che non c’è più) a qualcos’altro (che sta per iniziare). Ma non è solo questo. La fine sancisce, infatti, il deperimento e l’estinzione di qualcosa. Quel qualcosa – che finisce – è destinato a non esserci più.

4. Dell’inizio non mette conto parlare. L’inizio, come ci insegna Massimo Cacciari, è un nulla. Si decide nel nulla e, come Stirner, si accetta questa decisione. Io fondo la mia causa su me stesso… Piuttosto occorre parlare dell’imene. Che cosa finisce? Nel caso della morte: finisce la vita. Dunque nel bordo c’è una vita che finisce: tutto quello che si è sognato, tutto quello che si è fatto, tutto quello che si è progettato non c’è più. Sull’imene c’è una conoscenza perfetta di tutto quello che è passato ma nessuna conoscenza del futuro. E il presente, nello stesso tempo, è quello dell’estinzione: qualcosa non sarà più lo stesso. Ma non è solo questione di conoscenza, è anche questione di ontologia. Che cosa c’è? C’è qualcosa che sta finendo. Tipo il primo tempo di una partita in televisione. Da quel momento in poi – da quando finisce il primo tempo – la partita non sarà più al primo tempo. Le cose finiscono. La vita finisce. Il tempo passa. Ma tutto questo è relativo. Vediamo adesso se è relativo…

5. Se tutto fosse relativo anche l’imene sarebbe in corrispondenza con qualcos’altro. Finisce una mela – perché l’ho mangiata tutta – e questa mela è in coprrispondenza col mio stomaco. Ma la mela, in sé e per sé, è finita. Non c’è più. Allora le cose si trasformano. Lavosier… Mica tanto. Se finisce una vita al suo posto c’è solo un cadavere. La vita si è trasformata, questo si, in qualcosa che le è opposto. Le cose si trasformano nei loro opposti? Se sono sull’imene della resa del mio computer (oltre la quale il mio computer si sfascia) allora dopo questa fine non ci sarà più il mio computer: ci sarà un mucchio di cavi, un hardware e uno schermo. Dunque: le cose si scarnificano? La vita, sull’imene, perde di consistenza e diventa morte?
Le cose non stanno proprio così. Occorre investigare questo bordo. Sull’orlo io mi trovo in una condizione per la quale non posso più andare avanti. Ecco la soluzione. Non è possibile il passo successivo. Non c’è più tempo. Non c’è più spazio. Io mi trovo nell’estremo confine delle mie possibilità. Nel caso della morte la vita è arrivata alla sua frontiera. Più in là, oltre l’imene, c’è solo non-vita. Ma la morte (in quanto non-vita) non fa parte dell’imene… Oltre la fine c’è un nuovo inizio? Certamente la vita è arrivata all’estremo delle sue possibilià. Oltre altra vita non è possibile. Quindi bisognerebbe investigare il concetto di possibile. È possibile, se ho 5 euro e 50 centesimi, che al tabacchino mi diano un pacchetto di Marlboro rosse. Come ci insegna Achille Varzi: non è solo possibile, è reale. È possibile altra vita oltre la morte? Ma la vita è arrivata all’estremo delle sue possibilità… È possibile un altro primo tempo dopo il primo tempo della partita? La partita, nel suo primo tempo, è arrivata all’estremo delle sue possibilità. È possibile altra scrittura oltre i margini del foglio? Ma la scrittura è arrivata all’estremo delle sue possibilità. E anche il foglio! Dunque sembrerebbe che ci siamo impantanati in una situazione senza vie d’uscita. Cos’è possibile? Ciò che è contemplato dalla realtà. Il possibile si riferisce sempre al reale. Non è possibile ciò che la realtà rifiuta. Dunque il possibile e il reale rappresentano la vita e la morte: l’imene e l’essere arrivati all’estremo delle proprie possibilità. Dunque l’imene è possibile. Ma se è possibile l’imene allora è possibile anche che dopo la vita ci sia anche qualcosa d’altro se questo qualcosa d’altro è contemplato dalla realtà. Ma la realtà contempla qualcosa oltre la morte? La realtà constata un decesso. Il telespettatore si rende conto che il primo tempo è finito. Esiste qualcosa di possibile oltre la vita? È possibile solo se è reale. Occorre investigare la realtà.

6. La realtà è quella cosa che ti prende alle spalle, ti da un pugno nello stomaco, ti atterra e ti dice: occupati di me. Sono parole di Umberto Eco. Con la realtà non si transige. Dunque questa inemendabile realtà che cosa ci dice? Che la vita finisce con la morte. E questo è possibile. E quindi è reale. Ma poi cos’altro ci dice? Che esistono le religioni che credono in una vita ultraterrena. E questo è possibile (che esistano le religioni) e quindi anche reale. E poi cos’altro ci dice? Che tecnicamente quando si è morti si è morti. Non c’è più vita. Questo lo afferma la medicina. Che fa parte della realtà. Tecnicamente quando non c’è più vita – quando la vita è arrivata all’estremo delle sue possibilità – subito dopo niente più è possibile. Non è possibile più vita. Ma ci sarà un altra cosa? A questo punto la realtà si biforca: secondo la scienza no, secondo le religioni si. Che cosa ci può essere dopo l’imene? Intanto l’imene è possibile. Ora chiediamoci: è possibile un nuovo inizio dopo la fine? Certo dopo il primo tempo c’è il secondo tempo. Ragionando così si vede che questo nuovo inizio sarà diverso. Dunque dopo la morte – attraverso l’imene – si arriva a qualcosa di diverso dalla vita. Ma questo qualcosa di diverso è possibile? È possibile che dopo una fine ci sia un nuovo inizio? Se finisce il Pan di Spagna io ne posso acquistare un’altra confezione. Ma quel Pan di Spagna è finito per sempre. Certo esso può fermentare nel mio stomaco. Le cose sono complicate. La domanda è: è possibile il diverso? Solo se questo diverso è contemplato dalla realtà. Dunque che rapporto c’è tra realtà e diversità? Il rapporto che c’è, attraverso la diversità, tra me e un immigrato. È possibile che io sia tollerante con l’immigrato se riesco a sopportare la sua diversità. Dunque il possibile è una sopportazione. Semplicemente esiste il diverso solo se la realtà sopporta un carico di diversità. E questo è possibile. Ci vuole coraggio. Come per affrontare il bordo della vita che prepara alla morte…

Gianfranco Cordì

Gianfranco Cordì (Locri, 1970), ha scritto dodici libri. E' dottore di ricerca in filosofia politica e giornalista pubblicista. Dirige la collana di testi filosofici "Erremme" per la casa Editrice Disoblio Edizioni. Dirige le tavole rotonde di filosofia del Centro Internazionale Scrittori della Calabria.