26 Maggio 2024
Words

Cosa resta della sinistra?

La sinistra, nello stesso istante, è un partito (alcuni partiti), un’ideologia, un’organizzazione, una visione del mondo, una base sociale, un programma politico e una posizione relativa a un’altra posizione, la destra. Se prendiamo lo spazio orizzontale si ha che la partizione destra/sinistra esaurisce lo spazio della politica – essendo il “centro” (ciò che non è destra né sinistra) inevitabilmente trasparente, adiaforo, impersonale.

Oggi che cosa resta della sinistra in Italia? Vengono in mente le conquiste storiche: lo stato sociale, i diritti civili, ecc. Ma tutto ciò si deve incarnare in un partito o in un movimento, come è stato in passato per questi presidii di cittadinanza.
Se si prende quel “centro” impersonale e lo si fa “avvicinare” alla sinistra potremmo avere una socialdemocrazia. Se, come voleva Anthony Giddens, si prende un po’ della destra e un po’ della sinistra (formula opposta alla kierkegardiana “aut-aut” e che potremmo esemplificare con “et et”) si ha la famigerata “terza via” (sic!).
Insomma quello che resta oggi della sinistra in Italia deve per forza fare i conti con la realtà, che è mutata rispetto al passato.

Il centro-sinistra (che per diventare tale si è già appiattito sulla realtà consumista, capitalista, liberal-democratica, globalizzata) per manifestare ancora un qualche spirito autenticamente “di sinistra” deve approcciare i problemi attuali con un punto di vista preciso e focalizzato. In definitiva ciò che resta della sinistra oggi (o dovrebbe restare) è un punto di vista e il confronto con la realtà attuale.
Ma inalberando “rivoluzioni” in nome di proletari oppressi non si è, hegelianamente, qualcosa che “apprende” il proprio tempo col pensiero. E anche le riforme ancora non fatte in questo nostro Paese lento e vecchio sembrano comunque essere “passate di moda”.

Il punto di vista autenticamente di sinistra potrebbe essere: attenzione alle fasce più deboli della popolazione, nuova analisi dei temi della “cittadinanza” rispetto anche alla questione migranti, difesa della Costituzione e dei suoi valori, tassazione progressiva che esiga di più dai ceti più ricchi e influenti. Ma tutto questo “repertorio” come si sposa con la realtà attuale? Per fare un esempio: chi sono i proletari oggi? Un professore di liceo (una volta avrebbe fatto parte della middle class) che per lavorare è costretto a spostarsi dalla Calabria a Varese va incontro a tali spese che lo proletarizzano. La classe media si è erosa. E i nuovi proletari non sono soltanto più gli operai dell’Ilva di Taranto.
In più il lavoro è diventato mobile, flessibile e precario. La stessa vita sociale si è polverizzata (Arjun Appadurai) e molecolarizzata: regna dappertutto – non solo a causa del Covid-19 – l’incertezza, la transitorietà, l’effimero.
Un punto di vista autenticamente di sinistra oggi deve dunque fare i conti con la precarietà. E allora si potrebbe chiedere: quale “valore” (magari storico della sinistra) va bene per la società di oggi?

Tutte queste domande si racchiudono in una sola: che cosa resta della sinistra oggi? Resta un approccio alle cose! Un particolare modo di vedere le cose – ma in quale partito o movimento questo “approccio” è incarnato?
Una sinistra-medico: secondo i dati di un analisi sociale emerge che sul tema della salute individuale esiste una sofferenza e allora io ti curo!
Una sinistra sanitaria che intravede nuovi mali sociali: la disoccupazione, l’inoccupazione, la paura del Covid, la crisi economica post-Covid, le tensioni sociali. Una sinistra-medico che ha un punto di vista prognostico: il punto di vista della diagnosi e della (possibile) cura. Un approccio tendente al rimedio, al consiglio.
Ma, si dirà: anche la destra ha un approccio ai problemi sociali e propone una cura di essi. Dunque bisogna scendere ancora più a fondo.
Che cosa è “rilevante” per quello che resta della sinistra oggi? I valori lgbt e i diritti civili? La cassa integrazione? Il richiamo a valori socialdemocratici? O magari il movimentismo antagonista, non global e no logo? Come si ottiene una scala di rilevanza? Analizzando i problemi e attribuendo loro un valore. E come si attribuisce un valore più alto a un determinato problema? A seconda del proprio punto di vista morale. Un medico consigliere sorretto da una filosofia morale insomma. Una sfida etica. Il bene e il male. Il giusto e l’ingiusto. Antigone di Sofocle. La legge contro la giustizia. Antigone sceglie la giustizia e Creonte in nome della legge la condanna. L’ordine dei rapporti umani e la condotta di chi si adegua a questo ordine. Ecco quello che resta della sinistra (o del centro-sinistra) oggi in Italia: una tendenza verso l’ordine. Un medico consigliere animato da una filosofia morale che cerca di rimettere ordine.

Buona fortuna!

Gianfranco Cordì

Gianfranco Cordì (Locri, 1970), ha scritto dodici libri. E' dottore di ricerca in filosofia politica e giornalista pubblicista. Dirige la collana di testi filosofici "Erremme" per la casa Editrice Disoblio Edizioni. Dirige le tavole rotonde di filosofia del Centro Internazionale Scrittori della Calabria.