30 Maggio 2024
Words

Consigli semplici a PD e 5S

Non parlerò della Meloni. Se ne stanno già occupando in molti. Voglio invece fare un ragionamento semplice, rischiando anche qualche approssimazione numerica.

La popolazione italiana conta circa 59 milioni di persone. Alle elezioni politiche la percentuale di votanti è stata del 63,9%, quindi (escludendo i decimali) 38 milioni sono andati a votare. Si è astenuto il 36%, quindi 21 milioni. Concentriamo l’attenzione su questi 21 milioni che non sono andati a votare e che possiamo suddividere per tipologie:

1. qualunquisti (la banda del “me ne frego”);
2. incazzati tout–court (nauseati dalla destra e dalla sinistra);
3. gente di centrosinistra, schifata dai PD e dai 5stelle che non ha votato per protesta;
4. moderati, conservatori e liberali che non si sono riconosciuti in nessun schieramento;
5. delusi, di vario orientamento, da tutto e da tutti;
6. anarchici (che non votano per scelta);
7. monarchici (che aspettano il ritorno dei Savoia);
8. gente impedita da eventi atmosferici a raggiungere i seggi;
9. gente che era al parco, poi al ristorante e dopo andava al cinema.

Non ho incluso in questo elenco quelli di destra, perché loro a votare ci sono andati e infatti la Destra ha totalizzato il 44% che tradotto dà 25 milioni, di cui però 15 sono andati a “Fratelli d’Italia” che si è presa il 26%, mentre il resto se lo sono presi Salvini, che ha più che dimezzato i voti della Lega e Berlusconi.
Allora io proporrei che a sinistra si iniziasse a pensare ad una rivincita. Ma nel frattempo, suggerirei di togliere una volta per sempre quella specie di orripilante prefisso “centro” dalla parola sinistra.
E allora, gli unici due partiti “di massa” che possono effettivamente ritrovare, perché in parte già ce l’hanno,  un’identità di sinistra sono il PD e il Movimento 5stelle. Comincino davvero a fare cose di sinistra, andando nei quartieri, parlando con la gente, disertando gli squallidi salottini televisivi, mettendo in primo piano la scuola, la sanità, lottando per il reddito di cittadinanza (che la Meloni abolirà), promovendo l’integrazione, combattendo l’evasione fiscale, riallacciando rapporti con la classe operaia, con gli artigiani, con i piccoli imprenditori, sollecitando i sindacati ad essere più presenti, scendendo in piazza a manifestare in massa contro ogni prossima manovra sbagliata del nuovo governo, prendendo posizioni nette a livello internazionale contro le guerre e la fame nel terzo e quarto mondo, intensificando la lotta per i diritti civili, mettendo al primo posto la lotta per la salvaguardia dell’ambiente.

Questo dovranno fare e proporre come forze di opposizione, superando dissensi interni, eliminando le correnti, guarendo da quella malattia endemica della sinistra che è sempre stata quella di dividersi, indebolendosi.
A quel punto, anche le piccole formazioni di sinistra si faranno vive e saranno disposte, forse, a collaborare.
Ora, onestamente, io non credo che chi ha votato Fratelli d’Italia si sia precipitato a comprare la camicia nera e a ripassarsi il testo di Giovinezza o di Faccetta nera. La Meloni è brava e furba: all’inizio smorzerà i toni e sceglierà il basso profilo, poi vedremo…

Ma l’errore sarebbe proprio questo di criticarla a priori, di dire, come ha fatto Letta in campagna elettorale, votate noi altrimenti vincerà la destra, senza mostrare idee che potessero convincere molti dei  21 milioni che non sono andati a votare.
“Un passo avanti, due passi indietro … E’ ciò che accade alla vita dei singoli, ed accade anche nella storia delle nazioni e nello sviluppo dei partiti” diceva Lenin ed è quello che dovrebbero fare adesso Pd e 5S: un passo avanti nello sviluppo di una linea politica nuova e vincente e due passi indietro per capire, retroattivamente, gli errori i commessi.