23 Febbraio 2024
Culture Club

Il governo e le riviste letterarie

Michele Serra, si veda l’Amaca pubblicata su Repubblica sabato 17 giugno, racconta la meraviglia, i sorrisi, l’entusiasmo da ritrovata libertà, per la mostra sulle riviste del primo Novecento agli Uffizi, da parte del ministro dell’Istruzione e del MeDito Valditara e del presidente del senato La Russa che si abbagliavano a vicenda col sorriso di chi ha finalmente ritrovato la dignità perduta. La sua narrazione mi ha promosso un ricordo. Il mio Maestro, il professor Umberto Carpi, comunista bolzanino fin dai suoi quattordici anni, poi senatore, sottosegretario di Stato per l’industria, il commercio e l’artigianato dal 22 maggio 1996 al 21 dicembre 1999, si laureò, nel 1964, con una tesi sulla Voce di Papini e Prezzolini e sugli intellettuali che vi gravitavano attorno.
Noi, suoi allievi, siamo stati tutti indirizzati verso studi sul Sette-Ottocento oppure sulle avanguardie primo novecentesche. Io, per esempio, fui mandato, in modo che potrei definire piuttosto perentorio, da lui, proprio da lui in persona, non pago di avermi fatto lavorare sulle lettere 1833 – 1840 di Giovan Pietro Vieusseux depositate in due diverse biblioteche fiorentine, a schedare, in Normale, tutta la raccolta di “Critica fascista”, rivista, riconosco, straordinaria, in particolare per gli articoli scritti da Romano Bilenchi ai tempi della guerra di Spagna dove lui, il Bilenchi, consigliava se stesso e i suoi camerati di andare in Spagna, sì!, ma a combattere con i repubblicani contro Francisco Franco e il “suo blocco reazionario”. Del resto, queste sono alcune delle opere di Carpi: Giornali vociani, Bonacci, 1979; Bolscevico immaginista. Comunismo e avanguardie artistiche nell’Italia degli anni Venti, Liguori, 1981; L’estrema avanguardia del Novecento, Editori Riuniti, 1985; La Voce. Letteratura e primato degli intellettuali, Pensa multimedia, 2003.
Quindi tutta la spocchia, la retorica sulla cultura di destra, nascosta, snobbata, presa in ostaggio dalla critica marxista e adesso, grazie al nuovo governo, ritrovata (per trovare bastava andare in biblioteca) può essere interpretata solo in due modi: o come menzogna da parte di chi sa di mentire per fare la vittima e per denigrare l’avversario, oppure come frutto di un oblio dovuto non alla perfida egemonia dei comunisti, ma alla scarsa vocazione per lo studio di certi soggetti. Parlo di studio normale, naturalmente, pacato, non essudativo, non matto e non disperatissimo, uno studio che può sopportare benissimo anche chi non ha: “elasticità di muscoli asciutti, irradiati di fasci di nervi ultrasensibili, cuori di dinamo, polmoni pneumatici, fegato di leopardo, gambe di scoiattolo, per arrampicarsi a tutte le cime e
per scavalcare tutti gli abissi, eleganza sobria virile e sportiva, che permette di correre, di lottare, di svincolarsi, di arringare una folla”. Come scrive, nel 1919, Mario Carli, sul “Manifesto dell’Ardito-Futurista”.