23 Febbraio 2024
Words

Freni, chiavi inglesi e scarpe destre

Scrive Cartesio nelle Meditazioni di filosofia prima (in Opere 1627-1649, Bompiani, Milano 2009): «Mi  sono accorto ormai da diversi anni di quante cose false avessi, sin dalla giovane età, ammesso come vere, e di quanto dubbio fosse tutto ciò che, in seguito, vi avevo costruito sopra, e di come, quindi, se desiderassi un giorno stabilire qualcosa di solido e di duraturo nelle scienze, fosse necessario, una volta nella vita rovesciare tutto sino in fondo e ricominciare dalle prime fondamenta».
Di «cose false» e di desideri di «stabilire qualcosa di solido e di duraturo» è pieno questo Il dubbio di Matsumoto Seichō edito da Adelphi (Milano 2022). Di cose false che fanno scattare il dubbio è piena la testa del difensore d’ufficio (avvocato civilista cooptato per un procedimento penale) Sahara Takukichi. Di «stabilire qualcosa di solido e di duraturo» è piena di «Un’inquietudine che rasenta il terrore» la mente del cronista del quotidiano dello Hokuriko Akitachi Moichi. Una sfida a due è quella tra il cronista e l’avvocato: la mente di Akitaki – piena di cose false spacciate per vere – ha un dubbio: «Cosa sarebbe successo se Onizuka Kumako fosse stata assolta? Certamente l’avrebbe denunciato per diffamazione. Ma Akitaki non se la sarebbe cavata con una semplice accusa. La personalità mostruosa di Kumako l’avrebbe indotta a cercare un modo per restituirgli il favore». Anche Sahara Takukichi viene colto da un dubbio: «Senza contare che Onizuka Kumako è stata ampiamente screditata dalla stampa e si è guadagnata la fama di donna feroce».

I fatti sono presto detti: siamo nella città di T.; è il 21 luglio di un anno imprecisato ma del secolo precedente al nostro. A bordo di un’autovettura, che transita in prossimità del molo del porto nuovo, ci sono i coniugi Onizuka Kumako e Shirakawa Fukutarō. I due sono sposati da sei mesi e un mese dopo del matrimonio lei stipulò le polizze, del valore di trecento milioni di yen, sulla vita del marito. Marito e moglie vanno a finire in acqua: lei si salva, lui annega. Lei sostiene che a guidare era lui; Akitaki (e «Gli inquirenti ipotizzarono che la donna si fosse lanciata in mare con l’automobile dalla banchina A del porto nuovo e si fosse salvata lei sola proprio per attuare tale proposito» e «Gli abitanti di T. concordavano tutti con la versione della procura») sostiene che a guidare sia lei. Non c’è che dire, un bel dubbio. Il cadavere di Shirakawa Fukutarō è privo della scarpa destra. Viene rinvenuta anche una chiave inglese nell’abitacolo dell’«auto giapponese di media cilindrata, una A modello C del 19XX»… Ma i molteplici dubbi non sono l’unico ingrediente di questo cartesianissimo romanzo – scritto, per la verità in maniera chiara e distinta -; c’è anche il buon senso. «Al momento non si può prevedere l’esito dei dibattimenti, previsti per il mese prossimo; tuttavia, considerato il gran numero di prove indiziarie, il buon senso della comunità cittadina di T. non sarà mai disposto a perdonare la demonessa Kumako».

Sbatti il mostro in prima pagina è il titolo di un film del 1972 di Marco Bellocchio: alterare, contraffare, artefare, falsificare, manomettere, truffare la «verità» per farne (e darne) una versione manipolata – attraverso una campagna di stampa tutt’altro che garantista – trash, persecutoria e paranoica.
È quello che Akitaki ha fatto nei confronti di Kumako! Per questo – in caso di esito assolutorio del processo («A giudicare dai suoi trascorsi, Onizuka Kumako si serviva spesso dei suoi legami con gli yakuza per restituire favori, ossia per vendicarsi. Se uscisse dal carcere, può star certo che verrebbe a cercarla. E la cosa la preoccupa, non è vero?») Akitaki teme la vendetta di una donna che «A Tokyo Onizuka KUmako ha commesso diversi crimini: truffa, estorsione e aggressione».

Stretto in questo Dubbio Akitatki segue le mosse dei vari avvocati che dovrebbero occuparsi del caso. Fino al finale Sahara: «Quel difensore d’ufficio era un uomo spaventoso: era riuscito a smontare buona parte degli indizi contro Onizuka Kumako, e adesso voleva addirittura trovare delle prove decisive he dimostrassero la sua innocenza». Di dubbio in dubbio, queste Meditazioni di filosofia prima sono almeno tre cose: 1) una severa riflessione sull’invadenza dei mass media; 2) una epistemologia della verità (una specie di Critica della ragione malevola centrata sulle falsificazioni, il boicottaggio e i giudizi sintetici a priori, lanciati da un giornalista – che tra l’altro quando scrive scrive davvero male – che ha una «sua preoccupazione personale» la quale gli impedisce di essere obiettivo e oggettivo e finisce per renderlo schiavo e vittima del sistema delle comunicazioni improntato – non sul villaggio globale – sul sensazionalismo, sullo scandalo e sulla ricerca dell’effetto); 3) una solenne riflessione sui destini personali che, a volte, sono capaci di incontrarsi: come accade alla morte di Shirakawa Fukutarō per suicidio e la follia definitiva e finale del giornalista, ormai fuori di sé.
Matsumoto Seichō imbastisce così un romanzo tutto basato sul dubbio, nel quale freni, chiavi inglesi e scarpe destre forniscono la millimetrica e straordinaria verità della storia: straordinaria perché l’autore considera in essa anche gli istinti più primordiali dell’uomo.

Gianfranco Cordì

Gianfranco Cordì (Locri, 1970), ha scritto dodici libri. E' dottore di ricerca in filosofia politica e giornalista pubblicista. Dirige la collana di testi filosofici "Erremme" per la casa Editrice Disoblio Edizioni. Dirige le tavole rotonde di filosofia del Centro Internazionale Scrittori della Calabria.