26 Maggio 2024
Words

Italia all’avanguardia

Pensiamo di essere quel paesello ricco di storia e di bellezze artistiche, invidiato per la cucina, la moda e i prodotti alimentari, ma relegato a margine dei Grandi, sempre in bilico tra essere come la Francia (up) o come la Grecia (down). Eppure – a guardar bene – siamo da sempre un Paese all’avanguardia, che però non sa mettere a frutto le sue risorse creative, sociali e politiche.

Noi abbiamo inventato il fascismo. Siamo noi ad aver dato il via alle forme di governo dittatoriale che poi hanno trovato campo in molte nazioni europee come la Germania di Hitler, la Spagna di Franco, il Portogallo di Salazar. Noi abbiamo costruito un’idea di stato totalitario copiato anche in Sudamerica in molteplici rappresentazioni.

Noi abbiamo dato l’avvio al modo di produrre cinese. Siamo noi ad aver finanziato con risorse pubbliche alcune piccole imprese che in certe regioni equivalevano al cottimo delle aziende manifatturiere a conduzione familiare, facendo esplodere, negli anni ’70, il manifatturiero made in Italy. Non è un caso che dagli anni ’80 i cinesi siano migrati verso Prato (spesso dormendo in fabbrica, sul telaio), invece che verso Bath, in Inghilterra: da noi hanno trovato ciò che cercavano.

Noi abbiamo inventato Trump. Siamo noi ad aver mandato al potere, venti anni fa, Silvio Berlusconi, il primo tycoon che ha usato le televisioni per imbonire un intero Paese e convincere la maggioranza degli italiani dell’uomo che si è fatto tutto da sé. Fu la prima volta al Mondo che un partito-azienda, un partito-tv faceva “marciare” a Palazzo Chigi un parvenù della politica.

Noi abbiamo inventato il partito-internet. Siamo noi ad aver costruito, con il blog di Grillo e la piattaforma Rousseau di Casaleggio, il primo partito che si esprime su internet della storia. E non ci sono ancora omologhi esempi in giro, e neppure analoghe esperienze così strutturate. Magari ci sono movimenti populistici in altre nazioni europee, ma nessuna ha la forma del partito-internet eterodiretto da un piccolo gruppo.

Sì, siamo stati bravi, in politica, a essere sempre all’avanguardia per invenzioni negative. Se c’è da operare in spericolate azioni innovative noi italiani siamo sempre pronti. Creatività, tenacia, invaghimento della semplificazione. Eccoci qua. Siamo proprio noi.

Così, in questo 2018, dove lo spaesamento dell’elettore di fronte alla turpe rappresentanza politica disponibile è di dimensioni bibliche, assistiamo alle solite, stanche, opportunistiche promesse che ci parlano dai soliti, stanchi depliant elettorali. Con candidati che ci forniscono ricette abusate, trite, inutili, consapevoli anch’essi di sostenere banali stupidaggini. Quanto sarebbe più onesto, da parte di questi aspiranti deputati o senatori, dire: “se mi votate cambierò la mia condizione economica, diventerò un privilegiato che guadagna non lavorando e cumulando in capo alla legislatura una quantità di chiacchiere e discorsi da far rincitrullire i sordi; cercherò di essere onesto e di fare qualcosa pure per il mio territorio; di più, al momento, non so dire”. Questo tutti i candidati, anche quelli che fanno finta di restituire parte dell’emolumento parlamentare e quelli che lo restituiscono in buona parte, facendo però salire l’asticella dei rimborsi spese – i furbacchioni.
Quindi, che dire di questo prima e dopo voto così caotico.
Non ci facciamo infinocchiare, né prima né dopo, da chi dice che il nemico è oltre i nostri confini. Non ci facciamo blandire da chi dice che l’euro è la nostra rovina. Non crediamo a chi dice che smobilitare dall’Unione Europa ci porterà qualche vantaggio.
Nel 1970 gli italiani erano circa 60 milioni, mentre la popolazione mondiale contava 3 miliardi e mezzo di persone. Nel 2018 la popolazione mondiale è più che raddoppiata, contando 7 miliardi e mezzo di persone, mentre gli italiani sono ancora circa 60 milioni. Solo questo dato dovrebbe far riflettere sul fatto che noi, come Italia, contiamo sempre meno nel Mondo perché la storia, più che di qualità è composta di quantità. Il numero vince. O noi stiamo in Europa, o noi costruiamo l’Europa degli stati federali, o noi progettiamo l’Europa tutti insieme, o saremmo relegati a perdere come singole nazioni. È semplice, facile da capire. Non c’è bisogno di tante chiacchiere su euro/non euro, regole/non regole.
È tutto qui. Il resto è noia.