20 Aprile 2024
Sun

E. Catassi, U. De Giovannangeli, A. De Girolamo, L’ultimo azzardo di re Netanyahu, Edizioni Ets, pp.86

Ero curioso di conoscere un’altra opinione. Il pensiero di persone non direttamente coinvolte nel conflitto in Israele. E comunque persone competenti, studiosi. Curioso perché, chi vive in mezzo a un conflitto, perde spesso la capacità di avere un quadro complessivo. Il libro ha soddisfatto questo desiderio, perché è riuscito a disvelare la complessa situazione israeliana attuale con gli occhi di professionisti europei.

Però, nella fretta di leggere avevo saltato la prefazione. E c’era qualcosa che mi mancava. Con piacere, rileggendo la prefazione ho notato che gli stessi autori  avevano percepito questa “mancanza”. Scrivono: “Non c’è punto e fine alla nostra dissertazione. Capire Israele non è una cosa semplice, scontata, banale e soprattutto la sua fase storica investe direttamente la nostra consapevolezza che abbiamo cercato di trasmettere ai nostri lettori in queste pagine, in modo per quanto possibile obiettivo.”

Il testo scorre piacevolmente intriso di notizie, citazioni di giornalisti, storici e esperti israeliani e non. Credo che se volessimo individuare un filo rosso, questo potrebbe essere riconducibile a quanto afferma Sergio Della Pergola: “Il vero problema è la lettura riduttiva della democrazia che dà questa maggioranza. La democrazia è intesa come dominio assoluto della maggioranza, senza quei meccanismi di equilibrio e di controllo, oltre che di tutela delle minoranze, che caratterizzano le democrazie avanzate”.
E su questo fondamentale ragionamento gli israeliani da ventinove settimane proseguono incensatemene la loro protesta. Certo Re Bibi rappresenta come dire “l’icona malvagia“ di questo piano di distruzione della democrazia. Ma – c’è un ma. Anzi ce ne sono molti di “ma”.

È vero, Netanyahu possiede delle caratteristiche da leader, ma esse sono state comunque ingigantite da una manipolazione collettiva e internazionale che ha i suoi centri nevralgici proprio negli Stati in cui vivono gli ebrei della Diaspora. Bibi è un “gigante con i piedi di argilla”.
Chi come me vive in Israele, sa benissimo che Re BIbi ha creato una sorta di “mafia”, di suddivisione di poteri e di denaro. Ancora nessuno ne conosce fino in fondo i tentacoli. Tuttavia qualcosa già emerge. La Fondazione Kohelet (ebrei ortodossi americani) ha sicuramente finanziato tutta una campagna di informazione (meglio di manipolazione) in merito alla giustizia e ai principi religiosi della Torah. La strategia è quella di un Israele stato religioso degli ebrei. Una strategia che ha come metodo principale quello di raccontare ripetutamente bugie clamorose, certi che se anche là verità venisse a galla, ormai la bugia è stat dimenticata o è diventata verità. Tristemente dobbiamo ammettere che la tecnica di Gooebles è ancora viva e utilizzata.

Altro aspetto che in molti continuamente rimarcano sono i guai giudiziari di Netanyau.  Siamo molti in Israele a credere che Netanyau, nonostante operazioni illegali, non finirà mai in galera. Netanyahu (come Berlusconi) ha creato un sistema fittizio di tentacoli di potere che, non si esporranno, ma certamente lo aiuteranno comunque a uscire dai suoi guai giudiziari E non perché sia un supereroe o sia innocente. Tutt’altro. Forse era necessario cercare di informare i politici israeliani progressisti che la strada giudiziaria (quella fatta anche dalla sinistra italiana in Italia contro Berlusconi) non porta molto aiuto alla causa democratica. Il Re Bibi andava sconfitto dimostrando la realtà israeliana con una serie campagna di controinformazione. Basta guardare i dati OCSE sul fallimento delle politiche economiche e sulla falsificazione della realtà di un Bibi che si è autodefinito “creatore del fenomeno HI TECH israeliano. Ma qua tutti sannmo che il “fenomeno“ si è creato attraverso le capacità degli imprenditori del settore. Quello che il Re ha fatto sono sgravi fiscali e agevolazioni, prelevati dalle risorse dedicate al sociale, cioè ospedali e scuole, per esempio.

Un’ultima considerazione che viene da fare leggendo il libro di Catassi, De Giovannangeli, De Girolamo riguarda un problema molto radicato in Israele: la “competizione” fra askenaziti e sefarditi. Non è solo una questione di “campanilismo”. Dietro si nascondono anni di effettivi soprusi a volte sfociati in aperte competizioni fra culture completamenti differenti. Quella degli askenaziti sicuramente di chiara matrice europea. L’altra quella sefradita è un misto arabo orientale. Ora questa diatriba sempre molto sotterranea è venuta a galla. Al punto che molti sefraditi sono quasi scocciati dei continui riferimenti alla shoah da loro non vissuta. La maggior parte dei sefarditi ha lottato contro la popolazione araba ed è stata espulsa proprio da questa. Da qui il razzismo dilagante nei confronti degli arabi. Una rivalsa per le angherie subite e tramandate nel tempo. Gli askenaziti non hanno compreso questa dimensione. Anzi spesso hanno accusato i sefarditi di non avere cultura, di essere ignoranti.
Persino Ben Gurion ha fallito in questo. Il vizio radical chic ha colpito ancora.

L’altro refrain è la questione palestinese. Non entrerò nel merito. Non è il luogo. Solo desidero chiarire che per buona parte degli israeliani la questione palestinese non può essere sempre come una sorta di setaccio per valutare Israele. Gli israeliani hanno come tutti problemi quotidiani come lavorare (qui il lavoro non è quasi mai di otto ore e le condizioni lavorative non sono delle migliori). Qui molti israeliani hanno due lavori. Molte coppie giovani hanno rinunciato all’acquisto di una casa i cui prezzi sono stratosferici (altro gioellino made Bibi). Molti israeliani sono “stanchi” e, come bene riporta questo libro, l’opinione dello scrittore Rogel Alpher è che Israele oggi è un paese spossato: «La distruttività ci stanca, e ne siamo circondati. Il pensiero di emigrare ci stanca. Il pensiero di restare ci stanca. La sobrietà è noiosa. Meglio essere inebriati da Dio, o dalla follia, o dalla fede nei miracoli. È difficile credere che se il muro di Berlino è caduto, anche la malvagità israeliana finirà. L’estate sta arrivando. Anch’essa è faticosa, con il suo caldo bollente. L’Iran è stancante. Vivere di spada è gravoso. Anche cadere su questa spada è faticoso. Lasciateci vivere la nostra vita». Aggiungo: è troppo chiedere la normalità?
Gli israeliani come tutti i popoli vogliono solo vivere e i giovani vorrebbero anche divertirsi e non passare tre anni della loro vita a fare i soldati in guerra.